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10 maggio 1891 UNA GIORNATA SPECIALE


Pubblicato lun 10 maggio 2021 alle 15:04

L’INAUGURAZIONE DELL’ACQUEDOTTO DI CHIETI, testo di Paolo Fraticelli

di Paolo Fraticelli


Tra le date che si ricordano, quella del 10 maggio 1891 per la città di Chieti è tra le più importanti e dense di significato: si inaugura ufficialmente l’acquedotto con la sua messa in funzione.

Ed è, forse, l’inizio di una nuova storia.

Così si può percepire nel senso delle parole del sindaco Cesare De Laurentiis, che già nel luglio dell’anno precedente, allorquando fu terminata la conduttura, e l’acqua della Majella divenne un bene assicurato alla città, dichiarava:

”....CITTADINI con l’acquedotto che avrà ben presto il suo compimento nella rete di distribuzione, Chieti può vantarsi a ragione di possedere, nella quantità e nel modo voluti dal civile progresso, uno degli elementi indispensabili alla vita.”12 luglio 1890.

L’arrivo dell’acqua, sgorgante da un superbo getto da apposita fontana, fu salutato con una gioiosa festa campestre alla Civitella, il 21 luglio 1890; festa ricca di fuochi pirotecnici, bande, cibo, musica con ballo abruzzese della saltarella. (1)

Il compimento dell’opera reclamò a buon diritto un avvenimento ufficiale. Il suo evento inaugurale infatti fu fatto coincidere con le FESTE DI MAGGIO, tradizionalmente dedicate nei giorni dal 7 al 12 a Giustino, Santo Patrono della città. Ed in particolare a quella del giorno 10, quando un rappresentante della casa regnante lo Stato dell’epoca, nella persona del Principe Luigi di Savoia, Duca degli Abruzzi, con le altre autorità ed il popolo tutto, densamente assiepato in piazza Grande, presenziò ed assistette ai primi zampillii nella fontana ivi collocata, iniziando quindi l’operatività ufficiale della Conduttura. (2) Le acque del monte Majella ora sono a disposizione della città.

La realizzazione dell’opera idraulica ha segnato, quindi, un deciso cambio di passo nella vita cittadina: dagli oltre 21 Km di conduttura l’acqua delle sorgenti della Majella si immetteva nell’ampio serbatoio costruito sulla parte sommitale della città, la Civitella; da questa diramava la prima linea urbana che alimentava gli otto fontanini pubblici, le tre fontane ornamentali nelle piazze più significative, e successivamente le utenze private.

La fatica di dover trasportare dalle fontane storiche site sulle pendici del colle il prezioso liquido, o attingerlo dalle cisterne collocate sotto i cortili degli edifici, progressivamente veniva a dissiparsi segnando in tal modo, anche per Chieti, l’intrapresa di opere soddisfacenti ed adeguate al bisogno primario degli esseri in essa viventi.

Le modalità dell’ approvvigionamento idrico, nonché le cronache del festoso avvenimento, trovano ampia risorsa nella letteratura e nella pubblicistica, sia dell’epoca, sia in editoria più recente, nonché nella documentazione d’archivio, a volte copiosa, spesso disarticolata, talvolta ferita da sottrazioni o perdite subite, presente nei pubblici uffici. (3) Da queste fonti, beni culturali esse stesse, si accresce la conoscenza, si fonda la comprensione dell’argomento, si indirizzano la ricerca e, quando occorre, lo studio volto al progetto di recupero e di tutela delle fontane storiche, noncheé della gestione pubblica della risorsa acqua nell’ottica del riordino del servizio di fornitura. (4)(5)

In effetti la lettura delle fonti documentarie ed archivistiche mostra un quadro alquanto complesso e faticoso in merito alla decisione di pervenire all’opera che portasse alla città l’acqua da sorgenti montane. Una prima proposta progettuale redatta dall’Ing. Giovanni Mazzella risale al 1854. Ma resta ignorata. Trascorrono gli anni, ma il problema della sete resta “annoso”. Le proposte ed i relativi posizionamenti trascinano il tema dell’approvvigionamento idrico dalla montagna in continue disquisizioni, si formulano altre ipotesi quale quella di sollevarle addirittura dal vicino fiume Pescara. Così enunciava una proposta alternativa formulata in merito nel 1873 alla III Commissione istituita all’uopo dal Municipio per il coordinamento delle varie fasi inerenti la realizzazione dell’acquedotto e susseguente le precedenti delle quali la prima nata nel 1862. Nel dibattito, opinioni ampiamente diffuse sostenevano addirittura di continuare l’approvvigionamento idrico mantenendo il tradizionale uso delle fontane pubbliche esistenti alle sorgenti, e delle cisterne per lo più private, magari recuperando all’uso anche quelle di antica costruzione. In pratica come si era sempre fatto.

Con i tempi propri di un tranquillo centro di provincia, con diatribe tra le diverse fazioni, con i distinguo e le inevitabili controversie, si perviene finalmente alla realizzazione dell’opera appaltata dall’Impresa Fabbri di Bologna, secondo il progetto e la direzione del milanese Ing. Antonio Cavalieri Ducati. L’opera è collaudata poi in data 30 agosto 1891 con la liquidazione della somma totale di lire 33.759,49.(6)

L’acquedotto si compone dell’edificio di presa posto nel vallone degli Angeli captante le acque della sorgente Bocca di Foro, a quota 1073 m s.l.m., in comune di Pretoro, della conduttura dallo sviluppo totale di m 21204 e dal serbatoio, della capacità di 1000 mc, nel punto sommitale della città di Chieti; la prima rete di distribuzione urbana alimenta 8 fontanini pubblici (7), 40 bocche da incendio e d’innaffiamento, tre fontane ornamentali site in piazza Vittorio Emanuele II, già piazza Grande, nei giardini pubblici della passeggiata S. Andrea e nella Villetta, in piazza Garibaldi.

Il percorso parte quindi dal Comune di Pretoro al quale si allaccia la diramazione per la propria pubblica fontana, si sviluppa nel territorio di Roccamontepiano ove è collocato l’edificio con funzione di vasca di carico (480 m s.l.m.) e si raccolgono anche le acque della sorgente di Marcanzille, prosegue attraversando il fiume Alento (134 m s.l.m.) portandosi nel comune di Casalincontrada (308 m s.l.m.). Sale infine le pendici collinari a sud di Chieti con arrivo alla Civitella, a quota 348 m s.l.m.

L’importanza e la valenza dell’opera attesero una fibrillazione ed un fermento esteso oltre il confine comunale per il preannnunciato momento inaugurale. così come si leggono nelle cronache dell’epoca nei giornali editi in Chieti.


Nel documento in allegato si riportano alcuni stralci dell'evento e di quelle giornate .




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