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Maggioranza su dissesto


Pubblicato gio 22 giugno 2023 alle 14:33

“Arriviamo in Consiglio con la certezza di aver fatto il possibile per evitarlo. Chi ha governato accusa perché non sa come spiegare perché è rimasto inerte”


Chieti, 22 giugno 2023 – “Sin dal primo giorno abbiamo lavorato duramente per riuscire in un intento difficile, salvare la città dal dissesto maturato. Un intento che per qualcuno oggi è diventato motivo per attaccarci, sperando di confondere la cittadinanza. Parliamo di gente che governava e in tanti anni non ha nemmeno provato ad avventurarsi in una soluzione, pur avendone il dovere”, comincia così la conferenza stampa voluta dall’amministrazione prima del voto della delibera del dissesto, prevista nel Consiglio comunale di oggi pomeriggio. Il sindaco Diego Ferrara, con il Presidente del Consiglio Luigi Febo, già assessore della ex Giunta Ricci, gli assessori Manuel Pantalone, Chiara Zappalorto, Teresa Giammarino e Fabio Stella, i consiglieri Silvia Di Pasquale, Valentina De Luca, Silvio Di Primio, in rappresentanza della maggioranza e la Giunta comunale, hanno fatto il punto sulla delibera sul dissesto.

 

“Ci si dice che non siamo stati in grado di elaborare un piano convincente, ma la valutazione della Corte dei Conti sul Piano di Riequilibrio non era una valutazione politica – così il sindaco Diego Ferrara - investe due aspetti puramente tecnici e non chiama noi in causa sulle origini della situazione di oggi, perché non eravamo noi a governare quando l’abisso è cominciato. Va detto, e nemmeno questa è una rilevazione politica o di parte, che il continuo ricorso all'anticipazione di tesoreria, è una delle cause che ha portato l'Ente al Dissesto, come rileva la Corte dei Conti e rimarca il Collegio dei Revisori e, il non disporre di entrate sufficienti a far fronte alle spese correnti, determina precarietà negli equilibri di bilancio e rileva la mancata capacità di riscossione delle proprie entrate già da prima di noi. È questa la causa "prima"dello squilibrio dell'Ente, dice ancora la Corte a pag.107 nella sua Delibera e non siamo stati noi a determinarla con un’inerzia amministrativa che non ci appartiene.  Siamo al ruolo diTeateservizi, c’è chi ci si diverte dicendo la sua senza proporre nulla ci alternativo a darci degli incapaci, noi che siamo faticosamente cercando una soluzione anche al problema del futuro della partecipata, per i suoi servizi e per i suoi lavoratori a cui va il nostro primo pensiero e che mi auguro non si facciano strumentalizzare da chi ha prodotto solo chiacchiere, non una proposta, solo il dito puntato su un tentativo difficile e anche scomodo di farla andare avanti, pensando davvero a quei lavoratori. La Corte ha anche preso in considerazione, tra gli elementi decisionali, le criticità collegate ai problemi di tipo organizzativo-amministrativo dell'Ente, innescate da una dinamica negativa viziosa, che non è certo iniziata nel 2020 e che noi abbiamo sofferto: la struttura si è piegata su sé stessa, vedendo diminuire il suo organico, da 310 unità del 2016 alle 208 del 2022, ai 178 dipendenti di oggi, vedendo scemare i suoi dirigenti. Io voglio ringraziare tutti i dipendenti che si sono prodigati e ogni giorno si prodigano per mandare avanti la macchina amministrativa, nonostante questo pauroso sottodimensionamento che non si addice a una città capoluogo. Ringrazio anche gli assessori che nonostante questo non si sono tirati indietro, perché se oggi siamo costretti, sì, costretti, a percorrere la via del dissesto, dobbiamo tutti tenere duro, perché Chieti si risollevi e perché la macchina comunale non può più restare ferma”.

 

“Non permetterò a nessuno di sorridere e fare battute sul dissesto, perché l’atto che approderà in aula è una cosa seria che non può essere messa in discussione da chi in consiglio viene ogni tre o 4 mesi e oggi non ci sarà – così il presidente dell’Assise Luigi Febo, sarà lui il relatore della delibera in Consiglio – In base a cifre, ricostruzioni e circostanze emerse dalla Deliberazione 149 della Corte dei Conti sul Piano di Riequilibrio, nonché dal supporto dei pareri espressi dal Segretario Generale, nella sua nota del 23 maggio riportata in atti, e di quello dello studio legale Brancadoro-Mirabile, la scelta del dissesto era l’unica possibile, per la non convenienza per l’Entea procedere per il ricorso. Lo facciamo anche perché le responsabilità di questa situazione vengano accertate e chiarite, messe nero su bianco con le conseguenze di tante scelte sbagliate che per quanto qualcuno strepiti e cerchi di attribuircele non sono le nostre. Il dissesto ha radici lontane e nessun tentativo di venire a capo, a parte il nostro, criticabile, ma concreto e inedito, di una situazione che si è aggravata di anno in anno, tant’è che la città li ha mandati a casa. Un’inerzia che si è tradotta in una consolidata incapacità di salvare la città, da parte di chi ci ha preceduto, questo si legge a pagina 106 dell’atto di maggio, ma è quanto emerge anche dalla ricostruzione fatta dai Revisori dei conti del Comune e che accompagna la delibera dando contenuto al parere. Dall'analisi svolta emerge che il Comune ha iniziato a rilevare problemi dal 2012, quando la Cassa comincia a registrare tensioni crescenti, conclamate poi nel 2012 e da qui, in modo costante, anche negli gli anni successivi come riportato dalla delibera. Nel tempo non sono mancati richiami e Sentenze da parte della Corte dei Conti, sui rendiconti dal 2014 al 2017 per il quale i magistrati rilevavano una serie di problematiche chiedendo risposte che non ci sono state, tanto da indurli ad attivare un'indagine e accessi ispettivi a riguardo anche dei flussi di cassa. E non c’eravamo noi a governare in quel momento. Né quando si andava avanti maturando un pericoloso ricorso, costante, strutturale, all'anticipazione di liquidità, cessato solo con il nostro arrivo e dopo un anno di duro lavoro sui conti. Il dissesto non è un cataclisma, in una città che ha perso servizi e visto aumentare i suoi tributi già da anni, perché è dal 2017 che Chieti è in dissesto, noi vogliamo uscirne e farla rinascere”.

 

Dalle carte, quelle che sintetizzano lo stato di salute dei conti comunali, emerge che un disavanzo così consistente, una massa passiva così vasta, determina un auto-vincolo sui bilanci futuri tale da poter compromettere l'erogazione dei servizi essenziali, per questo è meglio procedere al Dissesto, considerandolo non una sanzione, ma un modoper poter garantire le prestazioni essenziali, rassicurare i fornitori e la continuità funzionale dell'Ente, attraverso la separazione del Bilancio in bonis da quello del passato –  aggiunge l’assessore al Bilancio Tiziana Della Penna - La delibera chiude una fase e che ci auguriamo apra un capitolo nuovo per la città, peraltro iniziato con la nostra gestione: il disavanzo è passato da 78 milioni a circa 62 in un due anni e mezzo e dal 2022 non sono state utilizzate anticipazioni e tutti i finanziamenti intercettati sono tutti senza compartecipazione e senza contrarre mutui, evitando il sovraindebitamento di un ente già esposto, proprio per favorire il risanamento”.

 

Secondo qualcuno il dissesto oggi comporta tributi al massimo e azzeramento dei servizi, dimenticando che ciò è accaduto già e da anni, i tributi erano già tutti al massimo, i servizi erano già al minimo, non sono state fatte assunzioni: in pratica il Comune non lo ha dichiarato prima, ma è già in dissesto – così l’assessore Enrico Raimondi - Gli approcci erano tre: continuare a governare ignorando i fattori di crisi, com’era accaduto fino al 2020; dichiarare il dissesto e subire la litania secondo cui il dato del disavanzo era un’invenzione dei comunisti; fare un tentativo con il piano di riequilibrio, per spalmare il disavanzo in 20 anni. Siamo nella casistica più rigorosa, ma non dimentichiamo che il dato del debito non ci sta impedendo di portare avanti la programmazione. Questo è un Comune che ha avuto accesso a oltre 50 milioni di euro per i bandi, quello di centrodestra, invece, ha accumulato 78 milioni disavanzo senza fare un’opera. Il dissesto è mettere un punto, cominceremo a fare dei bilanci non condizionati dai debiti e sistematicamente comunicheremo ai cittadini ciò che si può e che non si può fare, questa è oggi la via per rinascere”.

 

“Sarebbe stato semplice andare subito in dissesto – aggiunge l’assessore Manuel Pantalone - nel 2020, appena insediati, cristallizzando una situazione che parlava da sola, quella che abbiamo trovato e che la Corte dei Conti ha sistematizzato nelle sue delibere ricorrenti. Era doveroso tentare di evitare un nuovo dissesto alla città. Era doveroso tentare di salvare una partecipata perché si riattivasse la capacità di riscossione dell’Ente, che dopo il Covid era pur tornata in auge, ma che in questa durissima corsa a ostacoli, ogni giorno più numerosi e più temibili, non è stata l’unica emergenza da affrontare. Chi continua ad accusare sulle indennità, fa parte di un centrodestra che a Roma ha votato a favore di un adeguamento che Chieti ha solo recepito, come tutti i Comuni italiani e che a scalare riguarda tutta l’Assise”.

 

“La maggioranza ha dovuto fare una fotografia della situazione – aggiunge l’assessore Fabio Stella – nel quadro va assolutamente considerato anche l’handicap del covid che ha impegnato questa Amministrazione sia dal punto di vista logistico che operativo e ha bloccato tutte le riscossioni. Così come non si può non tenere conto che la mole di attività da mettere in campo deve fare i conti con una struttura che ha meno di 200 dipendenti, non è pensabile che ciò accada a una città capoluogo”.


"Ringraziamo la città perché ha compreso la difficoltà delle condizioni in cui ci troviamo - così l'assessore Chiara Zappalorto - e che nonostante le critiche e le sollecitazioni che sono tutte legittime in questi mesi ci hanno aiutato e sostenuto attraverso tutto ciò che noi abbiamo messo in campo per consentire che la città migliorasse. Penso alle sponsorizzazioni e alle tante donazioni riguardanti il verde e gli alberi. E che proprio questa voglia dei nostri concittadini di sostenere la città è la leva che ci spinge ad andare avanti ogni giorno tra mille difficoltà perché il motivo per cui ci siamo candidati e in nessun modo vogliamo deludere le loro aspettative".


"Abbiamo lavorato sodo per riattivare i servizi chiusi, ad esempio i nidi, scomparsi dal 2018 e non per mano nostra - così l'assessore Teresa Giammarino - con l'idea che una città davvero funzionante non può non dare risposte in termini di servizi che sono di supporto e sostegno anche alle famiglie. Un lavoro che continuerà con grande e maggiore determinazione, nonostante il dissesto".

 

I consiglieri hanno sottolineato il lavoro svolto nonostante le difficoltà, soprattutto sul sociale, con il piano distrettuale e gli strumenti a servizio della cittadinanza, hanno sottolineato Valentina De Luca e Silvio Di Primio.  “Fin dalla campagna elettorale abbiamo dato incipit all’impegno che avremmo messo per iniziare con il passo giusto il percorso alla guida di Chieti. Pentimenti, nessuno, sensi di colpa nemmeno, siamo convinti come in precedenza che la scelta di intraprendere la stata del predissesto fosse l’unica, giusta e doverosa– chiude la consigliera Silvia Di Pasquale - Abbiamo cercato di fare il meglio per dare un volto nuovo alla città, si parte ora con una sfida che deve vederci tutti ottimisti e in forza per superare anche questa”.

 

 

 

 

 


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